L'artista

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L'artista

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P7280019 NOTE BIOGRAFICHE

Savini Daniela, nata a Teramo nel 1975, ho vissuto fino a 19 anni (1993/4 -Diploma di Maturità artistica presso il Liceo Artistico Statale di Teramo) a Nerito di Crognaleto poi a Parma (1995) per frequentare il Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali fino al 2001, matrimonio e residenza a San Giorgio di Mantova.
-Laurea in Conservazione dei Beni Culturali -Facoltà di Lettere e Filosofia, Parma.
-Diploma di Archivistica, Paleografia e Diplomatica conseguito presso l'Archivio di Stato di Mantova al termine del biennio 2005-2007.

Pubblicazione di un estratto di tesi:
"Gli ex voto: l'Ospedale Grande di Mantova", in "Civiltà Mantovana", anno XLII, n. 124 -settembre 2007, pp. 28-39, Il Bulino edizioni d'arte, Modena 2007.

NON CREDO CHE LE NOTE BIOGRAFICHE POSSANO FAR CAPIRE CHI SONO, COME HA AFFERMATO LO SCRITTORE SPAGNOLO JAVIER MARìAS NOI SIAMO LE RISULTANZE DI QUELLO CHE ABBIAMO E NON ABBIAMO FATTO O CHE AVREMMO VOLUTO FARE E NON CI SIAMO RIUSCITI ecc.   è molto riduttivo scrivere i nostri titoli anche se alla nostra morte rimarranno solo questi e ciò che abbiamo fatto........ però posso dire che sono un ceramista mancato, un insegnante di educazione artistica mancato, uno storico dell'arte mancato, un archivista mancato ed ora sono un artista e lavoro per non essere mancato.

 

 

Il mio lavoro riflette il mio interesse e approfondimento della tematica esistenziale -  partendo dalla riflessione di Sartre sulla dicotomia esistenza e coscienza della condizione umana e sua inconciliabilità da cui scaturisce il dramma esistenziale, si vuole porre dei punti fermi direi ancore di salvataggio psicologico necessario ad un vivere pseudo tranquillo ed equilibrato seppur accettandone il filone filosofico. Quali sono? 1) E' vero che la realtà è un susseguirsi continuo di generazioni 2) La solitudine degli stessi uomo donna bambino che sia, di fronte alla sua vita che gli è dato vivere oppure tempo dato disponibile 3) Consapevolezza latente nell'inconscio sin dall'infanzia 4) Suo superamento o necessità di superarla attaverso l'attaccamento affettivo - famiglia- e nel fare o realizzare se stessi -sogni aspirazioni. Da qui la serie di opere e progetti espositivi Viaggio - Attesa - Passa il tempo - Bambini - Famiglia - Solitudini - Il corpo: seduzione e involucro a tempo - L'io fisico ed il se-io - Nulla è cambiato o sì?

 

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COERENZA a se stessi
RISPETTO di se e delle persone vicine
LIBERTA' dalla "moda"

Daniela Savini

di Roberta Fiorini (Critico d'arte, Eco d'Arte Moderna- Firenze)

Daniela Savini la possiamo incontrare, per conoscerla, attraverso percorsi diversi quanto meno dal punto di vista più evidente della tematica certamente non unica: così la natura, i luoghi della memoria (la sua terra abruzzese) o i ritratti, dunque l'uomo, la figura. Ma c'è unicità nel suo procedere con una ricerca che è al tempo stesso estetica ed interiore, due indagini che l'artista persegue come fossero argomentazioni inscindibili. Del resto ce lo dice la sua stessa formazione che si è rivolta all'arte sia dal punto di vista della preparazione tecnica (con il Liceo Artistico) sia della preparazione storico-filosofica (con la Laurea in Conservazione dei Beni Culturali e poi il Diploma in Archivistica Paleografia e Diplomatica): una scelta di approfondimento dunque che vuole essere poliedrica ma anche costruire un solido ponte tra passato e presente, tra archetipo e attualità, per rispondere all'esigenza di riconoscere le proprie radici e insieme focalizzare un'origine idealmente universale.
Questo suo bagaglio culturale fortunatamente non diviene mai iconografico; la Savini infatti rifugge citazionismi quanto simbolismi nel suo linguaggio visivo e anzi ci porge un realismo di immagine il cui carattere fluidamente muta con la crescita e il nutrimento costante della propria espressività. Ecco allora che i suoi referenti culturali che l'artista stessa dichiara - fra tutti Cesare Pavese e la sua lettura del mito - non si palesano in termini di trasposizione figurativa bensì costituiscono l'humus del terreno sul quale la Savini evolve e sviluppa i propri temi. Temi che possono anche essere universali ma che rivivono rapportati alla sua personale esperienza di vita: come la ricchezza espressiva della natura, come la languidezza del ricordo di tempi passati che ritroviamo nei luoghi e spazi fatti di silenzi, nella sensibilità che l'artista mostra nel cogliere la magia di un gioco di luce ed ombra; e poi in altri umori, in umori nuovi, quella natura diventa teatro di un racconto intimistico e di un percorso alla ricerca di se stesso (così leggiamo la figurina rossa nei suoi paesaggi dai riverberi brillanti, l'io, in viaggio dentro il proprio immaginario. In altri spartiti la materia pittorica trova nuova consistenza e lo spessore con cui esegue i bianchi ci fa percepire al tempo stesso l'immagine della neve e pure un desiderio di maggior astrazione ed essenzialità narrativa: la stessa essenzialità che connota le sue figure, con pochi elementi di scena e di colore ma sempre così pregnanti nel loro sguardo- ora vuoto ora silenzioso come quei luoghi montani - e si rivolgono ad un dialogo muto quasi cercando di imporsi a motivo di riflessione e non per raccontare di se ma dei tanti quesiti filosofici e psicologici che vivere comporta.
In questo cammino di esperienza artistica dobbiamo considerare che Savini è un autore giovane e dunque non possiamo pretendere da lei risposte a tali quesiti ma mi preme sottolineare quanto invece sia apprezzabile che lei attraverso l'arte ci ponga domande: fare arte non solo per offrire godimento estetico ma per partecipare agli altri l'emozione di una continua ricerca di equilibrio e di armonia perché noi vediamo che nei suoi testi visivi c'è una sorta di amarezza ma insieme c'è anche un respiro di speranza, un'energia che è volontà di istituire una nuova correlazione, volontà di rendere meno silenzioso il dialogo."

 
Daniela SAVINI
di Ottavio Borghi

La preparazione artistica e la indiscussa capacità tecnica rappresentano per Daniela Savini, il veicolo privilegiato per visualizzare una genuina vena ispirativa che, dal profondo dell'animo tende a dilagare sulla tela.

In ogni sua opera l'autrice riesce a tradurre in immagine con immediatezza sia l'impulso creativo, che il frutto di una fine elaborazione psicologica. Elaborazione che viene a costituire un "trait d'union" fra l'appagamento estetico e le innumeri problematiche interiori, che condizionano la vita dell'individuo considerato singolarmente, ma anche nei confronti del contesto sociale.

Daniela piega sempre la propria inclinazione per il genere ritrattistico e l'ineccepibile valenza mimetica, al servizio della forte caratterizzazione del soggetto, come volesse storicizzare servendosi del suo fine intuito, ogni espressione intesa come peculiarità di uno stato d'animo, così da poter essere definita come l'appassionata e sensibile cronista della dinamica mentale dei suoi protagonisti.

Curiosità, inquietudine, ambizione, speranza, sconforto e rassegnazione scorrono in sequenza attraverso le sue figure, per cui le immagini diventano quasi soltanto i simboli di realtà sconosciute, vincolate ad una "consecutio" sospesa fra la concretezza delle reazioni prevedibili e l'astrazione di quanto può esulare dal potenziale intellettivo umano.

A parte gli inevitabili spunti intellettualistici, classici in una pittura che va oltre la pura espressione istintiva, l'autrice sa mantenersi ben salda su quella scala di valori che da sempre costituiscono l'ossatura della nostra società, come l'amore in tutte le sue accezioni, la famiglia, la comunità.

"Specchio" ed "In attesa" sono le due opere che meglio compendiano lo spirito dell'artista; la prima rappresenta una donna che sbirciando da dietro una tenda, osserva il suo alter ego riflesso dallo specchio, come ad estraniarsi dalla propria identità, e nel contempo sembra chiedersi se il freddo flash fotografico potrà riprodurre l'originale o la sua proiezione virtuale svelando anche i pensieri più intimi; la seconda rappresenta una fanciulla, la cui immagine spicca da uno sfondo corrucciato, che guarda lontano in atteggiamento improntato ad incertezza, forse presagio di un futuro popolato da tante incognite.

Da non dimenticare anche le originali riproduzioni paesaggitiche della Savini che sembrano riflettere ogni caratteristica della sua terra d'origine: dalla dolcezza di boschi e di fiumi all'asprezza delle vedute montane, mai grandi orizzonti, ma focalizzazioni di scorci che con la loro cromia essenziale già suggeriscono vastità ben maggiori. Scorci, paesaggi ed abbacinanti giochi di luce fanno spesso da sfondo a figure umane che muovono verso il futuro, ma anche a visioni tragiche di animali che stancamente abbandonati sull'asprezza di un prato irreale, attendono la morte.

Uomini e donne dallo sguardo espressivo e vivace che però talora si perde nel vuoto, ma anche immagini sconcertanti dall'occhio vacuo che sembra celare tutti i drammi dell'umanità.

Il tutto è condotto con arte in equilibrio sul sottile confine che separa la realtà tangibile da ogni possibile astrazione. Si può quindi affermare che la preparazione della Savini, sia di carattere accademico che umano acquisito sul campo, più che un freno alla spontaneità creativa, né aumentano razionalizzandolo il contenuto romantico, sentimentale e lo spessore del sottofondo poetico.

San Giorgio di Mantova, giugno 2010


Elaborazione poetica dell’opera di Savini Daniela.

di D. Savini
L’incontro con l’opera e la poetica di Cesare Pavese ed in particolare con i "Dialoghi con Leucò" mi ha permesso di sbrogliare meglio il mio pensiero e poter mettere per iscritto i tormenti i soggetti e le immagini che voglio rappresentare sul supporto artistico, che sicuramente non hanno niente a che vedere con il mercato od i nuovi filoni artistici seppur ci siano tendenze arcaistiche o di neorealismo.
Come nei Dialoghi- che è essenzialmente una raccolta di dialoghi con se stesso intorno a se stesso, e di indagini sulla materia più attinente alla sua intima esperienza, mediate però dall’apporto culturale e dal sottile filtro speculativo del tempo mitico, dell’inconscio- così nella mia opera pittorica si tende a fare centro solo su di me-artista, esprimendo nei modi dell’espressione un cauto ma tenace disappunto rispetto a realtà troppo vincolanti e opprimenti.
L’esito è il tentativo di interrogare e sviscerare quanto c'è(ra) nell'animo di più inquieto e forte: le radici, i ricordi, il pensiero, la vita e la morte.
Si potrebbe considerare l’insieme od il complesso di opere come la trascrizione in forma pittorica dei più rustici miti che albergano nel profondo del cuore: almeno del cuore di Savini.
Ne esce fuori uno scenario costituito da paesaggi e orizzonti infiniti senza tempo e spazio, reali e non reali, desolati e non, privi di vita umana –trasformata in alberi o sparuti fiori nati qua e là, alberi dalle fronde taglienti e irte spinte verso l’alto a 360° oltre l’innaturale misura, metafore dell’esistenza ed ancor di più dell’uomo stesso che vuole liberarsi dal sostrato e mettere radici nel cielo libero e infinito quale lo spazio, liberarsi dalla storia, dalle magre ipocrisie e ignoranze quotidiane create dall’uomo stesso o meglio da pochi uomini per dominare governare sul tutto, sulla massa facile a sottomettersi in nome di una falsa tranquillità desiderata e mai raggiungibile.
Dalla serie di immagini né uscirà un volto scavato dagli occhi fissi verso lo spettatore, angosciati e angoscianti, a volte senza occhi uccisi, feriti, annullati dal peso dell’esistenza, a volte rovesciati segno di un forte malessere quasi malattia fisica più che mentale deformati dalle passioni esterne;
un viso duro divorato da un dolore inalienabile e senza un motivo apparente ma che nel suo profondo in quanto essere spera ancora in una possibile ancora di salvezza: gli affetti.
Negli occhi, riflesso dell’animo e del mondo possiamo trovare il vuoto, l’angoscia, il sangue, l’urlo, la morte, la terra vorace, la solitudine.
Attraverso le opere pittoriche come Pavese nei Dialoghi si va alla ricerca di una simbologia inconscia e dei tramiti in cui poteva-puo avverarsi il passaggio del proprio “caso” personale dal proprio “orrore” di esistere al mito sottostante, all’immenso, brulicante naturalità degli archetipi. Un viaggio di catarsi ed espiazione iniziato ma non ancora compiuto, pertanto da verificare.
Quali i soggetti?
Si è citato ed in parte parlato dei ricordi (composti da persone, luoghi vissuti o visitati); il paese natio che accomuna il destino dei piccoli borghi montani –scheletri arroccati dagli occhi piccoli e neri- messi a dura prova dalle intemperie e schiaffeggiati dai suoi stessi eredi-abitanti, i pochi che rimangono superstiti di una guerra silenziosa come fantasmi; i volti, a volte veri ritratti di gente comune, per il resto immagine simbolica dell’esistenza; gli alberi, non un determinato tipo o genere ma anch’esso come detto in precedenza rappresentazione simbolica dell’esistenza-uomo; ed infine la montagna come catarsi, espiazione, lotta, trasformazione del se-io.
Ma qual’è il fine, di certo non l’annullamento come è avvenuto con Cesare Pavese, o lo si spera, ciò dipenderà anche dall’evolversi della vita stessa e di quanti semi verranno posti in essere oggi o che sono stati già seminati, in base alla legge di causa ed effetto.
Il fine dovrebbe essere l’affermazione della vita, dell’essere qui oggi, dell’istante vitale a cui ci è dato partecipare ma che allo stesso tempo al solo pensare, o solo sfiorare percepire la miracolosità dell’infinito spirito, ci fa rabbrividire atterrire quasi impazzire del -non esserci.
Si tratta di costruire nella mente, nel cuore e nello spirito vitale l’immagine, la sequenza di quello che rimarrà del chi sono e che cosa voglio essere e realizzare; dipingendo immagini già dipinte nel cuore e nella mente si avrà la realizzazione del mio essere e dell’esserci stato in un determinato tempo e spazio senza inizio e fine.

 
Daniela Savinidi Carina Spurio
……….una testimone silenziosa che percepisce attraverso la sua arte il mondo esterno mentre la sua realtà interiore sta urlando.Daniela Savini nasce a Teramo e fino a 19 anni vive a Nerito di Crognaleto. Dopo il diploma di maturità artistica conseguito presso il Liceo Artistico Statale di Teramo, si trasferisce a Parma per frequentare il Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali. La sua passione per la pittura nasce durante l’adolescenza e si ripresenta nelle sue opere sottoforma di scintilla divina con cui illumina sulle tele le atmosfere paesaggistiche del suo paese natale alle pendici del Gran Sasso; la stessa montagna che ha visto nascere il grande talento Guido Montauti (Pietracamela 1918 –Teramo 1979).
Anche dopo essersi trasferita a San Giorgio di Mantova, Daniela Savini continua a raccontare il paesaggio della sua terra nelle sue opere pittoriche. Si arrende ai colori adattati magicamente alle sue percezioni, per ridare vita alle immagini racchiuse in fondo alla sua anima, in cui, il paesaggio abruzzese è immerso tra i colori caldi dell’autunno e il bagliore accecante della neve. Il colore risulta carico di energia, perché solo quando si ama si attiva la fantasia, l’idea, la forma. Tra le sue Opere; Il Gran Sasso, Nerito, Il Corno Grande, L’ascesa, Il risveglio, “Pensando a G. Montauti”; tela in cui è rappresentata una grande roccia tra terra e cielo. Daniela asseconda il suo istinto cercando il senso dell’esistenza, affinché l’arte, possa ricondurla al “realismo esistenziale”, partendo dai concetti opposti ma comunque complementari e sfuma tra i colori puri la sua inquietudine. Anche nelle tele in cui appaiono i ritratti, le immagini raffigurate acquistano un senso nei segni. Non manca nella sua produzione un dipinto particolare, quello in cui l’artista compare in un autoritratto con la figlia Lisa. L’opera, di forte suggestione visiva è in primo piano e sintetizza nel caldo abbraccio la magica intesa tra madre e figlia. La tela, dal titolo “Maternità” esprime la stessa nel senso più comune del termine anche quando lei stessa afferma:
“Cerco qualcosa -di non ben definito-, nei riflessi delle acque, negli specchi di sole che trapelano nel sottobosco oppure attraverso le nuvole, nella luce interiore che brilla attraverso gli occhi, tutto ciò che mi dà la sensazione di magico, caldo e di prezioso, una sorta di scintilla divina che può in parte placare il mio tormento interiore: il perché dell’esistenza, qual è lo scopo della mia vita?
Le mie opere rispecchiano il mio mondo, il mio pensiero con un tocco nostalgico per i luoghi in cui sono cresciuta.”Si nota, nelle affermazioni di Daniela, un bisogno di esprimersi attraverso l’arte pittorica per ridare un posto ai ricordi, fino ad arrivare alla ricerca dello scopo della vita. Poi, per non restare intrappolata nell’illusione dei tanti perché e delle tante possibili risposte che non arriveranno mai, illustra con precisione e rende eterno il territorio a lei caro nei suoi aspetti peculiari; come una testimone silenziosa che percepisce attraverso la sua arte il mondo esterno mentre la sua realtà interiore sta urlando.
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